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Superlocria per rockettari

Stanchi della solita pentatonica, o dei classici modi della scala maggiore? Il jazz non è il vostro forte (neanche il mio, per la verità) ma siete affascinati da certe sonorità “fusion” che non riuscite a inquadrare nelle vostre conoscenze? Quell’accordo 7#9, pur suonando così bene nella progressione, ha note “strane” e non sapete che scala mettere? Forse è arrivato il momento di imparare la superlocria, che potrà togliervi da qualche imbarazzo… 😅

Iniziamo con un po’ di teoria “classica” for dummies (poca, prometto!)

La scala maggiore

Questa è una scala maggiore di C (utilizzerò la notazione anglosassone per tutto l’articolo): niente di nuovo, siamo abituati a canticchiarla fin da bambini

C major

È una scala che suona subito “allegra” a causa principalmente della distanza tra la prima nota (C) e la terza (E) che è di due toni: questo intervallo viene chiamato “terza maggiore”.

Vedete quel B, penultima nota? È il 7° grado della scala e si trova a un semitono di distanza dal successivo C, dal quale è inevitabilmente attratto (provate a cantare o suonare la scala e ve ne accorgerete subito): per questa sua caratteristica, viene chiamata “sensibile”. Tenete a mente questa informazione perché la ritroveremo a breve.

La scala minore

Ogni scala maggiore ha una sua relativa minore che parte da un tono e mezzo sotto: le note sono le stesse, ma la scala suona più malinconica a causa principalmente della diversa distanza tra la prima e la terza nota: nella scala maggiore era di due toni, qui è di un tono e mezzo e l’intervallo viene detto di “terza minore”. Ecco la scala minore di A:

A minor

La scala minore armonica

A qualcuno però probabilmente mancava l’attrazione della sensibile tipica della scala maggiore (nella scala minore il settimo grado NON è a un semitono di distanza dalla tonica). Come è stato risolto il problema? Semplice, alterando di mezzo tono il settimo grado: il G diventa G# e l’attrazione è ristabilita (Malmsteen ci ha costruito una carriera sopra 😀) Per distinguere le due scale minori, alla prima si è dato il nome di “scala minore naturale“, senza alterazioni, e alla seconda quello di “scala minore armonica“, con il settimo grado alterato in maniera da essere “sensibile”.

A harmonic minor

La scala minore melodica

Tutto molto bello, però abbiamo introdotto un problema. Tra il 6° e il 7° c’è un tono e mezzo di distanza, perdendo la regolare alternanza tra toni e semitoni che caratterizza la scala maggiore e la scala minore naturale. Come risolviamo? Alteriamo anche il 6° grado e ristabiliamo solo toni e semitoni: ecco costruita la “scala minore melodica” di A.

A Melodic Minor
A melodic minor

La scala superlocria

Qui finisce la teoria “classica”. Adesso partiamo da mezzo tono sotto e avremo, con le stesse note della scala minore melodica di A, la nostra “superlocria” di G#. Per comodità di visualizzazione sulla tastiera e per amore di simmetria su più ottave, riporto la mia diteggiatura preferita sulla chitarra (4 + 3 note).

G# superlocrian

Applicazioni pratiche

“Va bene la teoria, ma… quando si suona?”. Ancora un po’ di pazienza, ci siamo quasi… 😅

Analizziamo il seguente giro di accordi:

Progressione in Am (chart)
Progressione in Am (audio)

Si tratta di una semplice progressione minore in cui Am7 è l’accordo costruito sul 1° grado, Dm7 quello costruito sul 4° grado, mentre gli altri due sono accordi di dominante costruiti sul 5° grado che, quindi, risolvono naturalmente sul successivo Am7 (sulla chitarra possiamo prenderli, per semplicità di diteggiatura, senza specificare la 5a).

Per improvvisare sui primi due accordi minori non dovremmo avere problemi. Ma sugli accordi di dominante, con quelle alterazioni, che ci mettiamo? Uhm… proviamo a costruire la scala di E superlocria, analizziamo i due accordi “strani” e vediamo se troviamo qualche affinità.

E superlocrian

L’accordo di E7#9 ha sicuramente un E, che è il primo grado della nostra superlocria: abbastanza scontato, ma…

Ha anche un G#, che enarmonicamente è il quarto grado della superlocria, Ab: nomi diversi, ma stesso suono.

C’è pure un D, che è il 7° grado della nostra scala! La cosa inizia a farsi interessante…

E quel #9, che è un G naturale? Corrisponde perfettamente al terzo grado della superlocria!

Nel secondo accordo abbiamo anche il b9, F, che coincide con il secondo grado.

In altre parole: abbiamo 5 note della superlocria che possiamo suonare su quei due accordi! 😮

Il cerchio si chiude

Negli accordi di E7#9 ed E7b9, avendo come 5° grado un B naturale, possiamo evitare di suonare le rimanenti due note della scala (Bb e C). Ma se il 5° grado non è specificato (come nel caso della particolare diteggiatura per chitarra vista nella progressione), oppure se l’accordo presenta una 5# o 5b, le due note mancanti completano perfettamente il quadro della superlocria! (a me piace molto mettere il C, considerando quindi l’accordo con la 5#).

Dal momento che l’accordo di dominante (E7) tende a risolvere sulla tonica (Am), anche la nostra superlocria avrà la stessa tendenza: pensiamo quindi alla superlocria come a una scala “di tensione”, che dovrà risolvere su una delle note della scala minore del 1° grado.

Superlocrian Chops

Ecco alcuni esempi su cui allenarsi con la base postata prima: ho mantenuto volutamente una divisione metrica semplice, quasi tutta in ottavi, per facilitare l’analisi delle frasi, ma naturalmente potete rendere tutto più interessante inserendo cromatismi, pause, figure ritmiche diversificate, ecc.

Superlocrian Chops (chart)
Superlocrian Chops (audio)

Potete scaricare un file .zip contenente tutti i file utilizzati nell’articolo

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